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Martedì, 04 Aprile 2006

Discorso Politico E Blog Marketing: Analisi In Tempo Reale Di "Abolire L'ICI" Per Consulenti Politici




Morta l'idea, nasce l'affermazione. Quello che state per vivere è il primo esperimento italiano di analisi blog politica in tempo reale.

Il sovraccarico dell'informazione rende il pensiero politico non comprensibile. Troppe fonti, troppi dati, e non esiste nessuna reale capacità analitica in grado di presentare la validità di una teoria senza essere confutabile.

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La verità di un'idea, purtroppo, è misurabile solo nella sua capacità di essere creduta. Non esiste più una verità reale ma solo una percepita e solo l'analisi dei fattori che la rendono percepibile sono realmente utili.

Il pensiero politico è finito, morto, rapito dal sovraccarico informativo che lo ha trasformato nella sua sintesi più estrema: l'affermazione.

Abolire l'ICI non è solo una frase di un leader politico, è il segno manifesto del cambiamento totale della nostra percezione con la quale ogni comunicatore deve saper fare i conti.

E' completamente inutile articolare un pensiero politico coerente, poichè la coerenza si basa sulla capacità di comprendere una relazione tra eventi in successione e questo, allo stato attuale non è più possibile.

L'unica strategia vincente di un discorso politico è l'affermazione al limite. Un'affermazione al limite, come "Abolire L'ICI" ha la capacità di essere diffusa, distribuita, in termini web "sindacata".

La sua forza non sta nell'essere possibile o no, ma nella capacità di essere "discutibile", nel senso di possibile di essere discussa.

Il pensiero non serve più perchè è concluso. L'affermazione al limite invece è vincente perchè aperta al bisogno di essere metabolizzata e digerita da parte dell'utente. Ormai anche il pensiero politico si è trasformato in keyword, in parola chiave e i consulenti politici dovranno inevitabilmente acquisire competenze SEO altrimenti saranno completamente inutili, anzi dannosi.

Ma ora che vi ho incuriosito continuate a leggere.




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I consulenti politici del Professor Prodi a mio parere sono poco utili al loro committente, non hanno compreso in alcun modo che cosa significa comunicazione politica allo stato attuale.

Il secondo dibattito politico tra Prodi e Berlusconi ha reso palese la differenza tra due strategie di comunicazione, una vecchia, logica, comunicativa e coerente ed una nuova "immaginifica", sintetica e persuasiva.

Prodi vincerà ma non quanto avrebbe potuto. La sua comunicazione è inefficace perchè il suo pensiero è chiuso nella sua precisione e coerenza, non sintetico, non aperto alla discussione perchè poco metabolizzabile, digeribile e totalmente confutabile.

L'affermazione al limite è sintetica e virale. Il pensiero articolato è coerente ma non è abbastanza persuasivo. Può essere accettato ma non può essere compreso da chi è indeciso perchè esistono ormai troppe fonti e troppi dati che rendono complessa la digestione e metabolizzazione del pensiero.

"Abolire L'ICI" è il simbolo del nuovo consulente politico spregiudicato ma orientato ad ottenere il massimo di conversione degli utenti reali in clienti elettorali.

E a dimostrarlo ecco a voi la forza virale di questa affermazione con questo aggiornamento in tempo reale 24 ore su 24 della diffusione nei blog italiani di questa "affermazione al limite".

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Commenti Dei Lettori    




2006-04-06 01:13:40

angelo

Qualche osservazione al volo.
È vero, anche il paradigma della comunicazione politica è ormai definitivamente mutato; è anche vero però che le innovazioni (nel bene e nel male), non sono mai introdotte secondo una logica sostitutiva ma invece cumulativa e/o integrativa, nel migliore dei casi.
Per fare un esempio banale, il trasporto a cavallo non è stato sostituito, ma marginalizzato e relegato in settori di nicchia, diventando, per il suo anacronismo, persino trasporto di élite.
Quindi è vero che il vecchio ed il nuovo convivono.
La distinzione di base, dalla quale dobbiamo partire, direi che resti quella fra comunicazione finalizzata a convincere e comunicazione finalizzata a persuadere.
È una distinzione antica che, per molti versi, risale alle origini della democrazia, se non della vita sociale tout court.
È inutile che io stia qui a precisare i due concetti, che sono già chiari a chi è abituato a maneggiare queste problematiche.
Se prendiamo invece in considerazione i meccanismi della comunicazione di massa, la cui evoluzione ha visto il suo apogeo nel XX° secolo (prima con i grandi totalitarismi demagogici e poi con l’avvento e l’esplosione del marketing asimmetrico), è evidente che è la forza memetica del messaggio ad avere il valore decisivo.
Qui, senza andare più a fondo delle problematiche, diremmo, seguendo Dawking, che il rapporto agente/medium sarebbe piuttosto ribaltato: è il messaggio l’agente, il quale usa gli individui della massa come medium per propagarsi e perpetuarsi.
Non è una ipotesi inverosimile, ma non è neppure necessaria per la disamina che sto facendo.
Di fatto potremmo fare una distinzione di base, a questo punto: da un lato c’è chi parte dalle premesse per arrivare alle conclusioni, per convincere; dall’altro lato c’è chi parte dalle conclusioni, che hanno un valore intrinseco in termini demagogici, per arrivare alle premesse, per persuadere.
Ecco che nasce allora “aboliremo l’ICI”.
La logica interna è questa: gli italiani per lo più vogliono essere furbi, non fessi; i furbi non pagano le tasse e preferiscono essere free rider; le tasse sono qualcosa di negativo da evitare il più possibile perché ti tolgono dei soldi (lasciamo perdere la speciosità idiota di questo argomento); io non ti faccio pagare le tasse, ti lusingo come furbo; ti mi voti.
Si parte dalla conclusione: gli italiani vorrebbero essere furbi; per arrivare alle premesse politiche: non faccio pagare le tasse.
Dietro c’è una evidente manipolazione demagogica, ma non è importante, il vantaggio paventato sembra troppo allettante.
Lo scopo finale è quello di gestire il potere sufficiente a controllare il mercato; non sono infatti logiche politiche, ma logiche affaristiche, finanziarie.
Nella scia ovviamente si infilano anche istanze politiche parassitarie, con il loro portato di lucro.
Qui è il meme (diciamo: “sono furbo”) che la fa da padrone e l’efficacia della comunicazione è quella di farsi adottare.
Si badi bene: non di adottarlo, ma di farsi adottare.
La forza intrinseca del meme (memeplesso) apre una scia nella quale si infilano indisturbati anche altri memi, molto meno appetibili e facili da digerire.
Tutto questo naturalmente va contestualizzato nella specifica ecologia memetica, diciamo così; la stessa affermazione “non vi faremo pagare le tasse” avrebbe in altri contesti culturali, molto più evoluti civilmente, effetti anche diametralmente opposti.
Però, però...
Sembra accadere una cosa eccezionale, cioè che la situazione che si viene creando sembra risvegliare anche in Italia una reazione quasi anafilattica (incredibile dictu), per cui persone insospettabili stanno prendendo coscienza che le tasse non sono il ”male” e hanno avuto il semplice sospetto di essere semplicemente manipolati.
Qualche esponente della classe media, intervistato, è arrivato persino ad affermare che “non si può e non si deve abolire l’ICI”.
Inaudito!
Potrebbe mai essere che chi ferisce di meme, di meme perisce?















 

 

 

 

 

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