21 novembre 2011

Giornali E Giornalismo Online In Italia: Qualche Domanda A Robin Good

Come sta il giornalismo online in Italia? Cosa possono fare i giornali per non perdere i propri lettori? Il settore mobile è veramente questo paventato eldorado per gli editori? Vittorio Pasteris ha recentemente intervistato Robin Good, per conoscere la sua opinione su queste ed altre tematiche legate al futuro dell'informazione su Internet.

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Photo credit: KaleviTamm

L'intervista si è svolta in videoconferenza via Skype ed è stata pubblicata sul sito dell'Europen Journalism Observatory con una breve trascrizione.

Per darti modo di godere ancora meglio di questa chiacchierata tra due "esperti" dell'informazione online, ho spezzato il video completo dell'intervista (16 minuti) in sei mini-video, contenenti ognuno la domanda di Vittorio e la risposta di Robin, così da permetterti di guardare subito ciò che ti interessa.

Queste tutte le domande fatte da Vittorio Pasteris:

  • Cosa ne pensi dei siti dei quotidiani italiani?
  • Cosa possono migliorare le testate giornalistiche italiane?
  • Come sta la stampa italiana rispetto a quella estera?
  • Qual è il modello di business vincente per l'informazione online?
  • Come può il giornalismo online beneficiare davvero dai device mobili?
  • Cosa faresti se fossi nominato direttore di un quotidiano per un giorno?

Ascolta, o leggi nella trascrizione integrale, le risposte di Robin:

 

 


I Siti Web dei Principali Quotidiani Italiani


Durata: 2:44

Vittorio Pasteris: Caro Robin, cosa ne pensi dei siti online dei maggiori quotidiani italiani?

Robin Good: Da utente, penso che non facciano un terribile lavoro. Anzi, ci sono diverse cose che mi piacciono.

Vedo una continua ricerca di innovazione, ottimizzazione, dell'impaginazione, di come presentano le notizie.

Forse è proprio il lato editoriale quello dove credo ci sia più margine di miglioramento, anche nel dare maggiore osmosi al contributo che i lettori possono dare a questi quotidiani.

Sulla superficie, mi sembra si muovano, investano, utilizzino in maniera sempre maggiore il video, però sono legati a questa mentalità ottusa del passato per la quale sei costretto magari a vedere 50 volte una stessa pubblicità se vuoi vedere 50 servizi video.

Questo lo trovo veramente un peccato, perché rovina la qualità ed il prestigio delle stesse informazioni che mi stai fornendo.

Sul lato editoriale, l'aspetto del vestito, di come è impaginato e servito il giornale, è molto innovativo, ma poi nel contenuto troviamo un approccio che è esattamente quello della stampa, se non un copia-incolla della versione stampata: nessun uso dei link, poca trasparenza, poche citazioni, poco utilizzo del lavoro degli altri giornalisti che si sono occupati dello stesso campo.

Mi piace, ad esempio, l'iniziativa recente delle Inchieste di Repubblica, che sono delle pagine dedicate ad un argomento specifico - magari non alla notizia del momento - sulle quali si va ad approfondire con vari articoli, varie video-inchieste e video-reportage, e si costruisce una collezione di informazioni interessante ed approfondita su quell'argomento. Penso che questa sia una delle direzioni più positive che ho visto ultimamente.

Queste le sensazioni "a caldo".

 




Come Tenersi Aggiornati


Durata: 2:10

Vittorio Pasteris: Ci sono quelli che io chiamo i "giornali nativi digitali" sul territorio italiano: Il Post, Lettera43, Linkiesta - ci metterei dentro anche Il Fatto Quotidiano perché è nato da talmente poco tempo che è un caso molto particolare.

Tu, se li leggi, cosa ne pensi? Cosa potrebbero far di meglio e cosa già fanno bene?

Robin Good: Ne sento parlare un gran bene, ma io non li leggo ad essere sincero.

Il motivo è semplice: la quantità di tempo che ho è, come quella di altri, molto limitata. Quindi, faccio delle scelte abbastanza radicali su dove andare ad attingere le notizie che mi servono per lavorare e per tenermi aggiornato.

Devo dire che, sempre di più, a parte il gossip, le mie notizie non vengono da una testata.

Io non vado più da parecchio tempo a leggere una testata, se non per degli interessi personali, superficiali, che possono essere lo sport o dei risultati di questo genere.

Le notizie mi vengono attraverso i miei "fidati informatori" online.

Ci sono dei siti, o dei canali RSS o delle newsletter che ricevo, che fanno per me il lavoro di analisi sulle varie testate e mi dicono dove c'è qualcosa di interessante da vedere.

Il tempo di affrontare la lettura di cosa sta succedendo attraverso una testata giornalistica, per me non funziona più.

C'è troppa diversione editoriale intorno al fornire delle informazioni spettacolari, di gossip, ecc., per cui devo perdere un sacco di tempo per trovare ciò che interessa a me.

Preferisco non andare a consultare tutti e ricevere e consultare i miei informatori ed i miei siti di riferimento o i miei canali. Sono loro che mi guidano ad andare sul Guardian, piuttosto che sul Post, se lì c'è qualcosa in italiano che mi interessa, e via dicendo.

 




Paragone tra la Stampa Italiana ed Estera


Durata: 1:50

Vittorio Pasteris: Tu leggi molto cose che non sono di tipo italiano, anche per il mestiere che fai.

Che differenza noti fra l'informazione non in lingua italiana e quelle italiana, sopratutto per quel che riguarda la dimensione europea?

Robin Good: È una domanda difficile, perché, se è vero che non leggo molta informazione italiana, sarebbe presuntuoso da parte mia fare un paragone con qualcos'altro. Mi manca un pezzo dell'elemento di paragone.

Quindi, come posso risponderti... La sensazione, ma è molto superficiale, è che l'informazione italiana abbia un sapore di gossip, di provincialismo, di attenzione a discussioni e polemiche che non portano spesso avanti nessun discorso.

Anche quando sbandierano un richiamo alle armi, a cambiare, si invischiano continuamente in dei meccanismi che poi sono soltanto di parlarsi addosso, di critica o di attacco ad un fronte piuttosto che ad un altro.

Ho un po' di rigetto ad impiegare le mie energie a leggere o al cercare di portare dei discorsi a chi poi, in effetti, vuole spendere molto sulle parole, ma poco nei fatti e si rischia di perdere tanto tempo...

Io mi sono già scottato in passato con il parlare e non fare, e adesso vorrei fare molto.

 




I Modelli di Business per l'Informazione Online


Durata: 3:06

Vittorio Pasteris: Parliamo di soldi. Tipicamente sull'informazione online ci sono due modelli estremi: quello a pagamento e quello free, e poi ci sono tutti i livelli intermedi.

Tu, più o meno, come la vedi? Quale pensi sia la soluzione più giusta?

Perché poi, alla fine, il problema più grosso dell'informazione digitale è trovare un modello economico che la faccia stare in piedi.

Robin Good: Credo che sia un continuum, una gamma di soluzioni sulle quali bisogna lavorare in maniera organica.

Non penso che la soluzione sia in nessuno dei due estremi.

Soprattutto nel campo dei giornali, è inevitabile mantenere una testa di ponte completamente free nei confronti dei propri lettori, perché una chiusura radicale e completa non porterebbe ad una reazione positiva.

Vediamo poi che, dal New York Times al Times britannico, la chiusura di alcune porte con l'offerta di contenuti più curati, offerti in maniera particolare e, soprattutto, attraverso un passaggio graduale dal "non pago" al "pago qualcosa", sembra dare dei risultati molto positivi.

Vedevo ieri le statistiche pubblicate su paidContent.org, che analizza un po' il modello di business ed i ricavi nel campo giornalistico, della stampa e dei libri.

Nonostante il New York Times abbia una curva che va in su, dritta - quindi un risultato spettacolare dal punto di vista dei ricavi che riescono ad ottenere chiedendo delle sottoscrizioni che prima non chiedevano - i britannici hanno una curva molto più morbida.

I britannici, però, hanno un pubblico molto più ristretto, perché il New York Times parla ad un pubblico internazionale vastissimo. In più, mi sembra che il New York Times abbia adottato una politica graduale, di osmosi, tra il free ed il pagato.

In poche parole: penso che la strada migliore, se mi trovassi a lavorare in quel settore, sarebbe mantenere dei contenuti di forte valore free, e di offrire gradualmente delle opportunità per chi è realmente interessato - e non è un lettore casuale che voglio mantenere nel lato free - di potermi sostenere dandogli qualcosa in più.

Nello specifico, è importante la maniera nella quale gli offro queste informazioni. Ad esempio, stanno tutti curando per i device mobili (iPad e tablet di qualsiasi genere); per un affezionato lettore di quel giornale, che è al passo coi tempi e usa le nuove tecnologie, questo è un plus.

Se posso integrare il cancello nel quale ti dico: "guarda, da qui in poi devi pagare", è bene che cominci a pensare in questo senso: non solo nell'integrare questa distribuzione di notizie per i device, ma anche nell'ottimizzarla, di modo che le informazioni possano essere lette, consultate e cercate in maniera più efficiente di quanto si potesse fare addirittura sul Web.

 




Giornalismo Online e Device Mobili


Durata: 4:25

Vittorio Pasteris: Tu hai parlato dei tablet ed è un discorso interessante.

C'è un problema: gli editori tradizionali non hanno capito che l'utilizzatore del Web è, come io lo definisco, "intrinsecamente infedele", nel senso che non ha quella percezione, quel modus operandi di una volta in cui uno comprava un giornale, due giornali - se proprio è un professionista ne comprava e leggeva dieci - ma continua a muoversi sulla rete.

Il problema è che fare le edizioni da tablet, vuol dire sostanzialmente in questo momento avere un'edizione che ricalca il vecchio prodotto, cioè "me ne leggo uno e mi devo leggere solo quello".

Non è questa forse una delle limitazioni più grosse che si sono auto-creati gli editori nel momento in cui sono andati sui device mobili?



Robin Good: Qual è l'alternativa?

Vittorio Pasteris: L'alternativa sarebbe permettere all'utente di avere un'aggregazione dei contenuti, che però creerebbe dei problemi non banali per l'editore / autore.



Robin Good: Quindi chi potrebbe promuovere la soluzione non è l'editore stesso di cui stiamo parlando, perché si dovrebbe porre nella posizione di aggregare contenuti anche di altri.

Se non ci fossero dei problemi legali, tu hai detto la cosa assolutamente più sacrosanta di tutte.



Vittorio Pasteris: Infatti, sui tablet stanno funzionando molto in questo momento prodotti tipo Flipboard e compagnia cantante, che in effetti viaggiano un pochettino borderline su questo tema.

Tu come la vedi?

Robin Good: Hai detto delle cose sacrosante è la verità e proprio quella lì.

D'altro canto, se la tua testata ha un prestigio ed una competenza particolare, come ad esempio il New York Times ha in diversi settori, può fare caso a parte.

Io posso essere disposto a pagare per un canale così, perché vuoi l'autorevolezza di chi scrive, vuoi chi c'è dietro la redazione - come i corrispondenti dall'estero - è qualcosa che non trovo facilmente da qualche altra parte.

Poi, per tutto il resto, visto che ci passiamo gli stessi tramezzini, gli stessi snack l'un l'altro, è sempre la stessa roba che gira. A quel punto hai perfettamente ragione che la qualità potrebbe venire fuori per una testata ponendosi in una situazione diversa, cioè di curatore per un particolare taglio di noie per un o specifico pubblico.

Perché poi, non è che basta mettersi un gradino più su, non essere solo io che parlo e raccogliere il meglio, ma bisogna anche cambiare scarpe.

Tutti questi giornali, alla fine, hanno ragionato come i mass media: "Come posso servire il pubblico più ampio possibile per soddisfare il maggior numero di persone".

Io penso che se non sei il New York Times o non sei in una categoria di nicchia molto specifica, bisogna invece cominciare a ragionare sul fatto che bisognerà prima o poi rapidamente muoversi in questa direzione.

Devo cominciare anche io, giornale, a scegliermi in qualche modo una o più tribù - e non "target" - ai quali mi voglio rivolgere.

Perché non parlo più di target? Perché target è un termine tipico dei mass media, per raggiungerti con i mezzi che sparano a largo raggio: ti devo identificare con un'età, uno stipendio, perché a seconda di quell'età, stipendio, ecc. io posso sapere a che ora coglierti con quei mezzi.

Invece, con i nuovi media e con i social media, io ho bisogno non più di identificare questa fascia d'età, o quanto guadagni, o dove abiti, ma a cosa sei interessato indipendentemente da questi altri fattori.

Quindi, ad esempio, formare una tribù caratterizzata dall'interesse verso la politica attiva, su come cambiare le cose.

A queste persone, se io porto loro il meglio del meglio che sta succedendo sui vari fronti, porto loro notizie da realtà locali piuttosto che nazionali od internazionali, comincio ad avere un tipo di prodotto informativo che non esiste da nessun'altra parte.

Non è un prodotto schierato su un fronte unico, ma è schierato sul fronte di fornire una soluzione ad un problema specifico dei lettori.

Le cose qui cominciano a cambiare in maniera forte, mi sembra.

 




Robin Direttore per un Giorno


Durata: 2:33

Vittorio Pasteris: Adesso ti faccio una domanda ipotetica, però interessante, perché sei persona che non si tira indietro.

Supponiamo che ti nominino nei prossimi giorni - auguri - direttore di una testata italiana. Che cosa faresti nel giorno della tua elezione?

Non dico che ti possano anche dare un budget illimitato - perché in questo momento i giornali hanno dei budget molto limitati anche perché la crisi sta facendo molto male anche a loro - ma tu cosa faresti, caro direttor Robin?

Robin Good: Io cercherei proprio di lavorare in questa direzione: di andarmi gradualmente a specializzare su una serie di argomenti.

Invece di tenere posizione fissa sul generalismo totale, andrei a scegliere quelli che sono i miei asset più forti come giornale (finanziari, legali, economici, sportivi) e curerei dei forti canali da questo punto di vista.

Soprattutto, sfrutterei al massimo l'altro tema che abbiamo appena toccato, cioè iniziare a lavorare con tutti i contenuti che ci sono là fuori e non accentrando esclusivamente su di me, sulla mia redazione, la produzione degli stessi, ma creando valore attraverso i contenuti esterni

In più, aprirei ovviamente i cancelli ad una partecipazione maggiore, più diretta e costante del pubblico, che a volte. in maniera assolutamente spontanea e non professionale senza aspettative di essere pagata, ha informazioni utilissime da contribuire.

Queste informazioni vanno - in maniera trasparente e credibile - filtrate, ma sicuramente utilizzate per dare maggior spettro e profondità alle inchieste ed ai reportage che si fanno.

Lavorerei quindi con delle redazioni che sono in parte formate da un nucleo interno molto piccolo, ma che si avvalgono in gran parte di ciò che succede in altre redazioni, in altri giornali, con i quali farei partnership se sono affini alle mie direzioni e molto anche con i miei stessi lettori. Lì penso che stia il potenziale più grosso da valorizzare.

Vittorio Pasteris: Grazie Robin.

 




L'Intervista Completa di Vittorio Pasteris a Robin Good


Durata: 16:50

La video-intervista integrale via Skype in cui Vittorio Pasteris intervista Robin Good su comunicazione, nuovi media e futuro del giornalismo online.

 


Chi È Vittorio Pasteris?

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Giornalista professionista, Vittorio Pasteris è l'attuale condirettore del Quotidiano Piemontese. Scrive anche per Nòva de Il Sole 24Ore, LSDI e per l'EJO. In passato, ha collaborato con La Stampa ed ha scritto diversi libri su Internet ed il rapporto tra giornalismo e nuovi media. Insegna Editoria Multimediale al corso di Scienze della Comunicazione dell'Università di Torino e si occupa del Master in Giornalismo nella stessa Università.

 

Video intervista registrata da Vitorio Pasteris per EJO e pubblicata il 31 Ottobre 2011 con il titolo: "Il Curatore dell'Informazione". Ripubblicata su MasterNewMedia il 17 Novembre 2011 con trascrizione integrale in italiano ed editing di Daniele Bazzano.



 
 
 

 

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Edited by: Luigi Canali De Rossi
 
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