

Il valore di un team virtuale sta nel modo in cui opera. Non importa quanto gli strumenti di collaborazione siano fantastici o avanzati, ciò che fa la differenza è l'approccio del tuo team nelle operazioni quotidiane. Ken Thompson, esperto di collaborazione all'interno dei team, spiega in questa video intervista con Robin Good quanto seguire le caratteristiche dei team naturali possa aiutarti per incrementare significativamente le performance del tuo lavoro di gruppo.

Ken Thompson - Photo credit: Robin Good
Gli svantaggi principali dei team virtuali sono forse proprio le sue peculiari caratteristiche. La mancanza di una ambiente fisico mette in gioco una serie di variabili umane tali che un team distribuito in luoghi diversi diventa più sensibile all'uso improprio degli strumenti per la collaborazione.
Alcuni semplici miglioramenti e un maggior grado di consapevolezza del modo di agire del tuo team può fare la differenza sull'efficacia del tuo team virtuale nel raggiungere un obiettivo specifico.
Continua a leggere la prima parte di questa video intervista:
Introduzione scritta da Daniele Bazzano
Mi chiamo Ken Thompson, vivo Belfast e studio i bioteam.
Cosa sono i bioteam?
Per Bioteam intendo tutto ciò che possiamo imparare dai team naturali per l'organizzazione dei nostri team e dei nostri network.
Spesso organizziamo i team con un'impostazione militare, sullo stile "comando e controllo", ma la cosa sorprendente è che i team naturali non si comportano così. Utilizzano un approccio totalmente diverso, un modello molto più naturale: secondo me questo è il miglior modello per quei tipi di team, i social network e i gruppi virtuali, con cui oggi abbiamo a che fare.
Quali sono le caratteristiche principali che rendono differenti i bioteam da tutti gli altri approcci?
La maggior parte delle persone pensano che questo accada perché l'oca è stanca: non è l'unica ragione. Alcune nuove ricerche hanno spiegato che l'oca-capo si è persa: quando uno stormo di oche migra, ognuna di esse conosce una parte della rotta. Nel momento in cui invece non conosce la rotta, si sposta indietro.
Definisco tutto questo leadership collettiva.
Il leader giusto nel momento giusto per il compito giusto: questo non significa certo avere un team privo di leader. Al contrario, è un team con molti leader, in cui ognuno gestisce le cose in maniera diversa. Tutto ciò è molto diverso dall'idea di comando e controllo che abbiamo di un leader singolo.
Quali sono gli ostacoli principali che potresti incontrare quando introduci una cultura di questo genere in un'organizzazione?
Il primo è che molte persone pensano che esista solo un modo per costruire un buon team. Per loro è come se queste regole fossero scritte nei Dieci Comandamenti.
Una delle prime cose che devo fare è dire: "ascolta, sia l'idea del team che hai che la maniera in cui la metti in pratica, deriva dall'esercito". L'approccio comando e controllo per far fare le cose alle persone è esattamente ciò che in realtà non vogliono adottare.
Suggerire l'idea dell'esercito, far decadere questa concezione e dirgli:
"questa è solo una maniera di organizzare i team. Non è stata rivelata da Dio, non è l'unica maniera, quindi ora esploriamo altre maniere in cui possiamo organizzare i team."
Facciamo un esempio concreto, parliamo di un'idea che i team possono applicare a molte cose oggi. Per esempio, un gruppo sociale, un gruppo di fan di un determinato cantante, un gruppo di persone che si recano ad un evento, sono tutti dei team, perché non vogliono solo ricevere una qualche comunicazione, ma vogliono partecipare attivamente.
Uno dei trucchi è pensare ad ogni componente dell'intero gruppo come ad un potenziale leader. Ancora meglio, in momenti diversi puoi scegliere leader diversi.
Per esempio, pensiamo ai fan nel mondo della musica: se una band sta cercando di coinvolgere i suoi fan, a volte il miglior modo per fare questo non è interagire con tutti i fan nello stesso modo, ma scegliere i fan più appassionati e comportarsi con loro come se fossero dei leader. Se riesci a motivarli in maniera corretta, questi pochi fan riusciranno a coinvolgere il resto della comunità per conto tuo.
Una delle cose migliori è distribuire la leadership in tutto il team a seconda delle tue esigenze.
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Utilizzando l'approccio del bioteaming, la leadership di tipo comando e controllo lascia il posto alla interconnessione e alla collaborazione, situazione in cui ogni membro di un team è un "leader". In natura e nei bioteam, i leader non danno comandi ma trasmettono informazioni, affidandosi alle competenze dei singoli membri del team e ottengono responsabilità attraverso la trasparenza. La vera leadership di un team consiste nella cooperazione, non nel controllo; consiste nel comportarsi diversamente in base alle opportunità, lasciando agli altri il comando quando questi conoscono la maniera migliore per fare le cose.
Il Bioteaming è una nuova area di ricerca molto interessante, che cerca di applicare le scoperte della scienza alla configurazione e all'impostazione dei team virtuali di business, in modo che essi possano migliorare grazie ad un'integrazione più razionale con gli strumenti per la collaborazione più avanzati.

I team virtuali di business non appaiono allo stato attuale in grado di sfruttare al meglio le opportunità offerte dall'interconnettività e dalla facilità di accesso a sorgenti informative illimitate fornite http://www.masternewmedia.org/news/2005/05/05/grassroots_realtime_collaboration_tools_and.htmdagli strumenti di comunicazione e collaborazione in tempo reale.

Generalmente, i membri di un team ad alto rendimento sono fortemente motivati a fare bene il loro lavoro e a raggiungere i risultati che si sono prefissi. Condividono tra di loro una serie di principi e si supportano l'uno con l'altro in tutte le circostanze.

Ken Thompson, esperto di bioteaming e autore di un interessante Manifesto su questi temi, spiega chiaramente i pro e i contro dei tre modi di comunicare più comuni all'interno dei team virtuali: tra due interlocutori, da uno a pochi, da uno a molti..
Informazioni sull'autore

Ken Thompson è un esperto di bioteaming, virtual enterprise network, comunità professionali virtuali e team virtuali. Ha pubblicato due libri di riferimento:
Ken è anche il fondatore di un'azienda europea di tecnologia molto interessante, Swarmteams, che fornisce un brevetto in corso di registrazione, unico nel suo genere, per gli strumenti e per le strategie del bioteaming, per i gruppi di tutte le forme e le dimensioni, gruppi aziendali, società e comunità virtuali/mobile. Swarmteams permette ai gruppi di essere più reattivi ed agili grazie alla completa integrazione di cellulari e Web con le tecniche di lavoro tipiche dei bioteam. L'ultima innovazione di Swarmteams è SwarmTribes, che aiuta musicisti e band a formare una stretta collaborazione con i propri fan per ottenere vantaggi reciproci.